Una serie di "frasi celebri" volate di bocca in bocca e tramandate fino ai giorni nostri:
* Le pecore vanno a rocchia li fessa vanno a cocchia
Le pecore vanno in gruppo, i fessi vanno in coppia.
Si riferisce alle persone che hanno bisogno di compagnia per recarsi in qualche posto.
* Canta Squarciò! Inda a l'acqua cantavi, e indo a la cangiola no!
Canta Squarciò! Nell'acqua cantavi, ma dentro la gabbia, no!
Si riferisce alle persone che nel loro "habitat" sono amabili, ma quando escono
dal loro ambiente si sentono spaesati, e stanno zitti.
La frase ricorda un episodio veramente accaduto:
Un paesano innamoratosi del canto delle rane che un tempo popolavano il lago Dragone,
ne cattura una e la porta a casa. La battezza con il nome di Squarcione per via della sua grande bocca.
La mette in una gabbia e pretende di sentirne il canto ogni mattina, come fanno le rane libere nello stagno.
La rana nella gabbia però non cantava. Forse perchè sola e fuori dall'acqua.
Allora l'uomo la incalzava: Canta, Squarciò! Nell'acqua cantavi
ma nella gabbia no!.
* Tu ruormi e la favuccia coce!
Tu dormi, e la fava cuoce.
Si riferisce agli uomini che si fanno travolgere dagli eventi.
E' l'equivalente paesano del detto: "A Roma si discute, e Sagunto viene espugnata!"
* A chiange sto muorto so lacrime perse
A piangere questo morto, sono lacrime perse.
Si riferisce alle circostanze in cui si perde tempo inutilmente.
* Lo ciuccio re tata!
L'asino di papà!
Si riferisce alle cose che vengono maltrattate perchè non sono proprie।
* Si è purpo a mare torna!
Se è un polpo, ritorna in mare.
Si riferisce alle persona o agli eventi che seguono sempre e comunque la propria
natura।
* Ricivo la pica, come brutta la fatica!
Disse la pica (uccello della famiglia delle gazze), come è brutta la fatica!
* Compagno, tu fatichi ed io magno!
Compagno, tu lavori ed io mangio।
* Aramo! Ricivo la mosca ngoppa a le corne re la vacca!
Ariamo, disse la mosca sulle corna del bue.
Si riferisce alle persone che si prendono il merito di un'azione solo per averla vista fare.
* Lo uoi chiama curnuto a lo ciuccio!
Il bue chiama cornuto l'asino।
* Ricivo lo ruospo: zompa chi pote!
Disse il rospo, salta chi può!
* Si lo pesce te vo mangià, la cora tara nvonne!
Se il pesce vuoi mangiare la coda ti devi bagnare.
Si riferisce al gatto, che goloso di pesce, ma odia l'acqua
allora aspetta qualcuno che peschi per lui।
* Lo puorco mio l'accio co la cora!
Il mio maiale lo uccido con la coda.
In genere il maiale veniva ucciso tagliandogli la carotide.
Chi pronuncia questa frase vuole dire che lui il suo maiale lo uccide
pungendogli la coda. Significa in altre parole faccio ciò che mi pare con le mie cose, a dispetto di ciò che dice la gente।
* Non se sape se la coteca è tosta, o è lo cortieddo ca no taglia!
Non si sa se la cotica è tosta o è il coltello che non taglia.
Si riferisce ale circostanza dove è difficile distinguere se sono gli eventi impossibili, o chi li affronta è incapace।
* Ricivo lo sorece a la noce: rammi tiempo ca te spertoso!
Disse il topo alla noce, dammi tempo che ti buco।
* Si Cola cacava no moreva!
Se Nicola cacava, non moriva.
E' l'equivalente del detto milanese:
"Se mia nonna aveva le ruote, era un carretto!"
* Ricivo Cola Tappo: Co n'Amereca tanto grossa, tutti ngulo a me!
Disse Cola Tappo: Con un'America tanto grande tutti nel mio culo.
Si riferisce ad un episodio veramente accaduto, un paesano
conosciuto in paese come Cola Tappo, vende tutto e parte per l'Argentina
insieme alla sua famiglia. Tutti i paesani che emigravano conoscendolo, andavano a trovarlo
chiedendogli ospitalità, in attesa di una lavoro. Dopo che uno, due, tre paesani si erano
presentati (senza invito), il Cola Tappo sbottò: L'America è tanto grande, vengono tutti da me.
La frase viene ripetuta da coloro a cui viene chiesto sempre lo stesso favore da parte di diverse persone,
vorrebbe dire: C'è anche altra gente, provate a vedere in giro chi altri potrebbe aiutarvi।
* Chi guarda li puorci suoi non è mai chiamato porcaro!
Chi guarda i suoi maiali, non è un porcaro.
La frase indica che anche i lavori umili fatti per se stessi non sono
infamanti।
* Cumpà! Me ne vavo e no mene curo, ma la pizza sotta a lo culo ta arso lo culo!
Compare, io vado via e non mi interessa, ma la pizza sotto il tuo culo, ti brucia.
La frase viene ripetuta quando una persona considerandosi indesiderata, va via senza polemiche lasciando le cose come stanno.
Si riferisce ad un evento veramente accaduto:
Nei tempi passati, le case erano composte da un solo locale messo a pian terreno.
Per dare aria e luce, le porte era sempre aperte.
Ogni persona che voleva fare una visita, da fuori dava una voce, ed era subito dentro.
Chi abitava si trovava degli ospiti, a volte indesiderati in casa senza aver il tempo di nascondere le cose che non voleva far vedere.
Capitò allora una volta che un tale si presentò alla casa di un suo Compare all'improvviso,
senza essere annunciato. Il padrone di casa stava cuocendo una pizza, e non aveva nessuna intenzione di dividerla con
nessuno. Trovandosi in casa un ospite non gradito, e cercando di salvare le apparenze,
cercò di nascondere la pizza da qualche parte, ma non avendone il tempo
la mise su una sedia e ci si sedette sopra.
La pizza appena sfornata, scottava, e l'uomo ogni tanto si muoveva in modo innaturale con il sedere, quasi
a danzare sul posto. L'ospite mangiò la foglia, resosi conto della situazione, e capito di non essere gradito,
andò via dicendo:
"Compare, io me ne vado e questo tuo comportamento non mi tocca, ma la tua pizza ti ha bruciato il sedere."
* Nja chiavato sprocchia!
Intraducibile, Situazione di difficile gestione.
La sprocchia è un qualcosa di indefinito, ma maligno.
E' come una maledizione, che scende sulle cose come la nebbia.
Quando la sprocchia sopravviene non c'è niente da fare come Attila,
non lascia su nemmeno un filo d'erba।
* Lo suonno re la gliere!
Il sonno del ghiro।
* Lo ciuccio ca se mparavo re no mangià, murivo!
L'asino che imparò a non mangiare morì.
Si ricorda in questo caso l'episodio di un tale che voleva addrestrare il suo asino a non mangiare.
L'animale all'inizio ragliava, poi sempre più debole non riusciva nemmeno a fare quello.
Lo Stolto non sentendo il raglio dell'animale, credeva che l'asino avesse imparato la lezione, ed era contento.
Un giorno, l'asino morì. Il padrone si lamentava: "E' morto proprio ora che aveva imparato a non mangiare!"
La frase viene pronunciata per indicare che non si deve risparmiare sulle cose necessarie, come il vitto।
* Quisto è Santo ca no face miracoli!
Questo è un Santo che non fa miracoli!.
Si ricorda in questo caso l'episodio del contadino che aveva nel suo orto un albero di pero.
L'albero non portava frutti, e decise di donarlo alla parrocchia così da ricevarne una statua per un Santo.
Quando fu fatta la statua tutte le persone andavano a chiedere la grazia, portando vari doni.
Il contadino si recò dalla statua e disse: "Eri piro e no facivi pera, mo si Santo e vò fa miracoli!"
*Ngoppa, ngoppa. Santalò!
Sopra, sopra. Santalòi.
Santaloi era l'asino di una signora, che mentre ammassava il pane।
mise troppa acqua, non sapendo come toglierla, prese l'asino
e lo portò a bere nel recipiente dove era l'impasto.
L'asino all'inizio beveva l'acqua, ma poi capito che sotto c'era la farina iniziava a mangiare anche quella.
La signora lo controllava dicendo: "Santalò, ngoppa ngoppa" volendo dire che l'asino non doveva mangiare la farina,
ma solo bere l'acqua che stava sopra.
Si ricorda questo episodio quando in qualche situazione c'è sempre qualcuno a cui viene assegnata na parte, e questo si allarga
a proprio piacimento anche sulle parti degli altri.
Indovinelli:
* Sotta a no cappotto n'arravoglia sette o otto!
* Bona o rotta tutte la portano sotta!
* E' bello a vere, è bello a guardà, lo mitti in cassa e lo fai sta!
sabato 4 agosto 2007
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